CHIESE

Chiesa Parrocchiale N.S. Assunta

La Chiesa intitolata a Maria Assunta ed a San Gaudenzio, fondata nel 1772, si impone per i suoi alti campanili (ca. 47 m) simbolo della città.

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La facciata, in austero stile neoclassico, contrasta con il ricco e decorato interno, la pianta è a croce latina a tre navate,divise da colonne binate; la navata centrale è coperta da volta a botte, le due laterali da volte a crociera. All’incrocio del transetto si eleva l’alta cupola sormontata dal cupolino.

La chiesa venne affrescata dal pittore Pietro Ivaldi detto il Muto, conosciuto artista molto attivo in zona.

Gli altari laterali sono dedicati ai diversi mestieri con le raffigurazioni dei santi protettori, l’altare maggiore è una notevole opera in marmo policromo su disegno dell’Antonelli; da sottolineare l’importanza del quadro raffigurante l’estasi di Santa Teresa, opera giovanile di Luca Giordano.

Loggia di San Sebastiano

La Loggia di San Sebastiano, oggi adibita a sede di eventi culturali, è stata per molti secoli la Parrocchiale di Ovada intitolata a Santa Maria.

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E’ opinione di Ambrogio Pesce che la più antica parrocchiale di Ovada fosse San Gaudenzio (IV sec circa) ma trovandosi extra muros, dopo la drastica diminuzione della popolazione conseguente alla peste del 1348, fosse stata presto accorpata a quella di Santa Maria intra muros.

La chiesa oltre a principale centro religioso di Ovada era anche luogo prescelto per le manifestazioni più importanti della vita civile della cittadina: al suo interno si tenevano i consigli ed i parlamenti di Ovada ed i giuramenti di fedeltà a Genova.

La chiesa documentata a partire dal XIII sec risale probabilmente a quello precedente.

Di forma romanica semplice, navata unica e copertura a capanna, subì nel secolo XIV un ampliamento con l’aggiunta di due navate laterali e la costruzione di un campanile.

Nel 1791, avvicinandosi la consacrazione della nuova Parrocchiale e versando in condizioni precarie, venne venduta e successivamente smembrata.

Il campanile di proprietà comunale venne utilizzato come prigione; la navata centrale e quella sinistra divennero l’Oratorio di San Sebastiano, sede dell’omonima confraternita oggi non più esistente (i bianchi); la Confraternita di San Giovanni (cosiddetta dei rossi) acquistò la navata destra per poter avere un ingresso indipendente al proprio oratorio, al quale si accedeva dall’interno della chiesa stessa.

L’edificio conserva al suo interno alcune tracce a fresco sia nella parete della navata minore di sinistra sia nei pilastri di fondo di quella maggiore e nella cella campanaria. Di fattura più antica sono i frammenti alla base del campanile, i cui muri facevano parte di una cappella preesistente ai vari rimaneggiamenti.

Gli affreschi, lungo la navata minore di sinistra, eseguiti dopo l’ampliamento della chiesa, sono figure di Santi inseriti per la maggior parte in nicchie trilobate con il fondo decorato.

Da sinistra verso destra troviamo Beatus Vicecius (San Vincenzo?), un frammento di Santo e Madonna con Bambino (deturpati per l’apertura di una porta laterale), Santa Lucia, Cristo di Passione, San Giacomo Minore e la Maddalena, San Giorgio che uccide il drago tenuto dalla principessa con una corda, Madonna con Bambino, un San Martino lacunoso nella parte sinistra e in basso. Molto probabilmente appartenente alla stessa serie anche la frammentaria decollazione del Battista. L’analisi stilistica di queste figure indurrebbe a ritenerle opere del XIV secolo anche se la loro posizione lungo la parete costruita nell’ampliamento del XIV secolo suggerisce una datazione verso la prima metà del XV secolo.

Fino all’Ottocento la chiesa era ricca di lapidi e sepolcreti che vennero rimossi agli inizi dell’Ottocento quanto fu soppressa la Confraternita di San Sebastiano e l’edificio trasformato in Loggia (da qui il suo nome odierno) coperta per il Mercato sostituendo quella più antica posta in Piazza Mazzini.

Lungo le mura, all’uso, vennero praticare ampie aperture ad arco lungo le pareti (due laterali ed una sul fronte).

Oratorio di San Giovanni Battista

Non si hanno notizie certe circa la costituzione della Confraternita di San Giovanni Battista anche se si può affermare senza tema di smentita che la stessa si formò sul finire del 1400.

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Intitolata come molte altre della Liguria al Battista, raccoglieva centinaia di confratelli che si radunavano in un piccolo oratorio attiguo all’Antica Parrocchiale di Ovada (intitolata in origine a Santa Maria); all’Oratorio si accedeva tramite una scala in quanto sopraelevato poiché costruito su una ex area cimiteriale.
La Confraternita assunse nel corso degli anni un importante ruolo assistenzialistico dei meno abbienti e di tutti coloro che necessitavano di cure ed aiuti concreti; le molte offerte, i lasciti, le donazioni e lo stesso supporto dei Confratelli fecero crescere le risorse della Confraternita arricchendone il patrimonio usato anche per fini volontaristici.
Con l’andare del tempo e mutando le necessità di assistenza e le abitudini religiose, i membri della Confraternita si ridussero ad alcune decine e dedicarono la loro attività alla conservazione delle tradizioni religiose ed al ricco patrimonio artistico e storico dell’Oratorio e dei cimeli in esso contenuti.
Nel 1645 la Confraternita venne aggregata a quella della Santissima Trinità avente sede a Roma; nel 1700 l’Oratorio venne ristrutturato e decorato secondo lo stile dell’epoca. Poichè da questo momento non vi furono altri interventi significativi, l’Oratorio si presenta in chiaro stile settecentesco ricoprendo un enorme valore di testimonianza artistica.
Le quattro tele raffiguranti la Passione di Gesù sono di questo periodo così come la costruzione dell’altare e del crocefisso; nel 1764 il pittore genovese Carlo Bensa venne incaricato di affrescare la volta con la gloria di San Giovanni Battista ed i quattro Evangelisti.
Intorno al 1790 l’Antica Parrocchiale, versando in condizioni precarie ed essendo quasi terminati i lavori per la costruzione della nuova Chiesa intitolata a N. S. dell’Assunta, venne chiusa al culto. La Confraternita decise quindi di acquistare la navata di destra al fine di costruire una vera e propria scalinata con la sua alta e stretta facciata acquisendo la particolarità di chiesa sopraelevata che la rendeva meno frequentata e più raccolta.
Nel 1835 fu costruito anche il campanile ed una trentina di anni più tardi vennero poste le campane (quelle odierne sono successive); l’organo risale invece al 1882 (restaurato intorno al 1929).
Nel corso degli anni la Confraternita si arricchiva di arredi, vesti, paramenti, quadri, argenti e sculture: le cappe di stoffa rossa indossate dai portatori della cassa e dai bambini che seguivano la Processione diedero il nome alla Confraternita detta appunto “dei rossi” distinta così da quella della S.S. Annunziata (“dei Turchini”).
Inestimabile e rappresentativa opera è la cassa raffigurante la Decollazione del Battista di Anton Maria Maragliano, originariamente ubicata presso l’Oratorio di San Giovanni all’Acquasola di Genova. Finita a Savona durante il travagliato periodo Napoleonico fu acquistata dalla Confraternita nel 1826 destando il plauso della popolazione di Ovada. Un’altra cassa processionale, appartenente all’Oratorio è quella rappresentante il Battesimo di Gesù nel Giordano (di dimensioni più modeste rispetto a quella del Maragliano).
Il 24 Giugno, vie e le piazze di Ovada si animano con la Processione di San Giovanni Battista, vera e propria commistione di sacralità e folclore che non smette di suscitare negli animi una viva partecipazione. La Confraternita mira alla conservazione del Patrimonio dell’Oratorio ma soprattutto alla divulgazione di quella che si può tranquillamente definire la tradizione folclorica – religiosa più amata dagli Ovadesi.

www.oratoriosangiovanniovada.it

Oratorio dell’Annunziata

Le origini dell’Oratorio dell’Annunziata sono avvolte nel mistero; la prima notizia inerente la nascita della Confraternita della Santissima Annunziata risale al 1214.

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La tradizione delle Confraternite trae le sue origini da quella delle “casacce dei disciplinanti” genovesi (l’influenza della Superba sul territorio Ovadese ha sicuramente ispirato molte delle odierne usanze; non è un caso che una delle prime testimonianze riguardante l’Oratorio menzioni lo stesso come Oratorio di Santa Maria dei Disciplinanti).

La Confraternita costruì un proprio oratorio sulla via denominata “Contrada di Sant’Antonio” che collegava l’antico borgo alla Chiesa Trecentesca intitolata a Sant’Antonio Abate (ora sede del Museo Paleontologico G. Maini).

Della costruzione originale rimangono pochissime tracce in quanto già nel XV sec l’Oratorio subì un ampliamento come testimonia un’iscrizione incisa in un riquadro all’interno della Chiesa.

Tra il 1752 bed il 1785 l’Oratorio fu riedificato mutando il proprio aspetto sino a portarlo a quello attuale. Nel 1759 venne costruito il nuovo altare del Carmine; nel 1824 fu realizzata la tribuna del Marchese Spinola il quale poteva accedere alla chiesa direttamente dal suo palazzo attiguo all’oratorio tramite un passaggio di collegamento. Sempre nello stesso anno il tetto fu rialzato e si allungò il vano dell’oratorio in modo da creare un ingresso che sostenesse nel contempo l’organo.

Nonostante le opere di ristrutturazione di fine Settecento, l’altare conserva ancora la tua fisionomia di derivazione “ligure”.

L’edificio a pianta rettangolare presenta volte e pareti affrescate nel 1800 da Ignazio Tosi (artista di Ovada a cui si deve anche la decorazione di Palazzo Tornielli a Molare).

Di pregevole fattura il Polittico dell’Annunciazione risalente al 1500 attribuito non senza difficoltà ad Agostino Bombelli pittore Valenzano maturato alla scuola di Genova e sicuramente influenzato dai lavori di Ludovico di Brea.

Sempre del Cinquecento (1570 ca) le due meritevoli tele di Luca Cambiaso donate dai Marchesi Spinola nell’Ottocento e collocati nelle pareti laterali poco dopo l’ingresso.

La porticina del tabernacolo (dipinto su rame) è stata realizzata da Luigi Fasce, artista genovese vissuto in Ovada dove era a capo di una vera e propria bottega d’arte. Sue anche le due statue in stucco raffiguranti la Vergine e l’Arcangelo Gabriele durante l’Annunciazione (l’attribuzione si basa anche sul confronto stilistico con un’altra opera del Fasce presso la Parrocchiale di Mornese).

Di indubbia importanza sono le due casse processionali: L’Annunciazione di Anton Maria Maragliano (che alcuni ipotizzano essere stata terminata da alcuni allievi a causa dell’avvenuta morte dell’Artista) e la Madonna del Carmelo del summenzionato Luigi Fasce.

Ad arricchire il patrimonio artistico dell’Oratorio, la cui confraternita era sicuramente in competizione con quella di San Giovanni Battista nata nel 1532 ca, si aggiunge un ricco corredo utilizzato durante le processioni: i due pastorali d’argento, l’ostensorio e le ricche cappe di seta intessute di fili d’oro e d’argento originarie del Settecento.

Chiesa Santa Maria delle Grazie (Chiesa di San Domenico)

In una lettera del 1486 si trova uno dei primi riferimenti alla fondazione della chiesa me del Convento intitolato alla Madonna delle Grazie.

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La posa della prima pietra si fa risalire al 1481 quando Padre Giovanni da Taggia ricevette il diploma che lo nominava Priore del Convento.
Alcune parti della chiesa (il campanile, l’abside, pilastri, capitelli ed archi in stile romanico) sembrano essere antecedenti a questa data anche se Giorgio Oddini, in un suo approfondimento, ritenne plausibile che le maestranze ripetessero moduli e schemi passati per desiderio dei committenti.
Una lapide posta sull’architrave del portone, datata 1508, indica come data di costruzione il 1481 quando il Conte Antonio Trotti era signore della città.
La facciata semplice è coronata da timpano e presenta un unico portone; l’interno si presenta a tre navate con transetto, quella centrale coperta da un’unica volta a botte mentre quelle laterali di quattro campate coperte da volta a crociera.
La chiesa subì molti rimaneggiamenti nei corso degli anni ed i segni sono visibili: in origine le parti in muratura di mattoni erano lasciate a vista e l’armatura del tutte con capriate di legno era visibibile. Il veloce deterioramento delle parti esposte, comportò l’intonacazione e l’imbiancatura dell’interno già nel 1585.
Tra il Seicento ed il secolo successivo la chiesa venne arricchita di altari e cappelle costruiti dalle varie famiglie e corporazioni della città; il pavimento iniziò ad ospitare sepolcri e lapidi tombali: l’area di Piazza San Domenico e quella occupata dalla nuova costruzione erano molto probabilmente in passato occupate da un’area cimiteriale e forse anche da una piccola cappella della quale la chiesa di Santa Maria delle Grazie costituì un probabile ampliamento.
La vita della chiesa fu segnata dalle guerre e dalla sopressione degli ordini religiosi e visse il periodo più duro quando venne trasformata in caserma nel 1796.
Dopo la Restaurazione del 1815 ed il passaggio della città sotto il Regno Sabaudo di Sardegna, ritornarono le condizioni per un ritorno alla destinazione religiosa; dal nuovo Demanio la proprietà passò al Comune che ne affidò l’uso e la conservazione ai Rev. Padri delle Scuole Pie chiamati in Ovada a curarvi la pucclica istruzione.
Purtroppo a causa della inderogabile necessita di reataurare il tetto, i Padri Scolopi furono costretti nel 1837 a vendere sei altari delle navate laterali destando sconcerto nella popolazione e causando forti tensioni con lo stesso Comune, le quali vennero appianate solo nel 1883.
Da allora i lavori di abbellimento e restauro proseguirono anche se, purtroppo, alcuni elementi originali della chiesa vennero asportati o distrutti.
Di notevole importanza il secondo altare sulla destra, pregevole opera in marmo seicentesca: un tempo altare maggiore della vecchia parrocchiale fu posto qui nel 1847 dopo che l’orginale era stato venduto nel 1837.
Altrettanto interessante è l’altare alla parete di destra del transetto della Beata Vergine del Rosario assai ricco di pregevoli marmi e posizionato in questa posizione nel 1706. La statua centrale della Madonna è opera di un allievo dello scultore Filippo Parodi a sua volta allievo del Bernini; le due statue laterali rappresentano Santa Caterina da Siena e San Domenico. La statua della Madonna era coronata da 15 piccoli quadri ad olio (I Misteri del Rosario) di cui oggi solo otto sono originali (gli altri 7 sono stati rubati durante gli anni ’80). L’altare è quello che in precedenza stava al posto dell’altare maggiore della Chiesa rimosso per sistemarne uno più grande.
Le manomissioni e gli incendi subiti dalla Chiesa hanno di molto alterato la costruzione originale che rimane comunque un esempio artistico e una testimonianza storica assai rilevante.

Chiesa dell’Immacolata Concezione – Chiesa dei Cappuccini

Nel 1631 ad Ovada venne sconvolta da una grave epidemia di peste; la popolazione decise così di innalzare una chiesa in onore dell’ Immacolata se fosse cessato il morbo.

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A grazia ottenuta venne presa la decisione di affidare ai Frati Cappuccini la cura del Santuario. Due lapidi ancora leggibili ricordano la posa della prima pietra nel 1640 e la consacrazione il 26 Maggio 1662.

La Chiesa venne edificata seguendo le norme che dettavano lo stile dei Cappuccini: forma a capanna, facciata semplicemente intonacata di bianco priva di decorazioni e l”interno ad una sola navata con due cappelle laterali a destra e sinistra. Ogni decorazione superflua fu bandita così come l’uso dei marmi sostituiti dal legno come rifinitura delle balaustre.

L’attuale facciata è il risultato di un rimaneggiamento del 1935 che, intendendo richiamare lo stile romanico, deturpò l’aspetto originario della chiesa con l’aggiunta di un rosone e bifore in cemento.

Nel 1970 anche l’interno subì rimaneggiamenti che ne stravolsero irrimediabilmente la fisionomia con un ampliamento del lato sinistro e lo smembramento dei due altari delle cappelle di destra.

Rimangono, tuttavia, alcuni tratti pregevoli:

  • l’ ancona dell’ altare maggiore, opera in legno dei Fratelli Laici Milanesi Fra Francesco Vitalino e Fra Francesco Maria realizzato tra il 1742 ed il 1774 che fa da sfondo alla statua della Madonna anch’essa in legno. Il bianco, il celeste e l’oro della veste riccamente panneggiata della Vergine risalta perfettamente sullo sfondo scuro dell’ancona ai lati della quale si stagliano i Santi Rocco e Sebastiano (la Chiesa fino dalla sua nascita era stata intitolata alla Immacolata Concezione di Maria SS.ma ed ai due Santi come la Chiesa dei Cappuccini di Genova assecondando una pratica devozionale dell’Ordine);

  • due tele dell’Ovadese Geronimo Buffa che campeggiano l’una di fronte all’altra rappresentanti Gesù Incoronato di Spine e la Flagellazione di Gesù;

  • nella navata di sinistra le pale staccate dagli altari delle cappelle di destra rappresentano Sant’Antonio da Padova e San felice da Cantalice; le due tele sono attribuite al Pittore Genovese Giuseppe Palmieri.

Le manomissioni che la chiesa ha subito nel corso degli anni hanno portato alla perdita di alcune importanti lapidi tombali ma soprattutto rischiano di non fare apprezzare appieno la bellezza di questa chiesa che rimane troppo ai margini delle visite turistiche.

Sul fianco destro della chiesa si erge la nuova costruzione del Convento che ha sostituito il vecchio edificio distrutto parzialmente da un incendio e demolito successivamente per la costruzione di un imponente palazzo.

Casa natale San Paolo della Croce

L’edificio del XVII secolo, appartenente alla Famiglia Buffa, fu dichiarato Monumento Nazionale nel 1918 e nel 1926 affidato ai Padri Passionisti.

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Al terzo piano è la Cappella che corrisponde alla camera dove nacque il Santo; sullo stesso piano si aprono le due sale del Museo ricche di reliquie, tra le quali ricordiamo la maschera in cera del Santo, i due cuori di panno che portavano sul petto San Paolo ed il Fratello Giovanni Battista, il fonte battesimale dove il Santo venne battezzato e la sedia dove egli riposava negli ultimi anni di vita.

Sulla facciata, il alto spicca un affresco raffigurante la Madonna del Carmine e le anime del Purgatorio. In basso lo stemma della Famiglia Daneo e sotto una statua in cartapesta del Santo dei primi del Novecento.

Chiesa di San Paolo della Croce

La Chiesa è stata edificata a partire dal 1984 nello stesso punto in cui sorgeva una piccola chiesa prefabbricata molto frequentata sopratutto dagli abitanti di Corso Italia e delle vie limitrofe che nel corso degli anni si erano andate popolando.

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Il disegno del Padre Passionista Ottaviano D’ Egidio , richiama la Cattedrale di Tokio disegnata da Kenzo Tange nel 1964 anche se quest’ultima venne rivestita di lastre di acciaio mentre la Chiesa di San Paolo è stata eretta in cemento armato a vista.
L’interno rivestito mostra la struttura in legno lamellare che sostiene la vela e che regala un senso di calore contrastante con la severità dell’esterno.
La chiesa è stata realizzata grazie a donazioni ed al lavoro di numerosi ovadesi che hanno prestato il loro tempo e la loro professionalità alla realizzazione dell’opera.
La chiesa è stata dedicata, come quella precedente, a San Paolo della Croce.

Chiesa Nostra Signora della Sapienza

Prospicente Piazzetta Cereseto, presso la Casa Generalizia della “Madri Pie”, venne costruita fra il 1864 e il 1881 quando insieme alla cappella furono edificati Palazzo Santa Caterina destinato a convitto delle Madri Pie e l’asilo infantile e si ristrutturarono, sopraelevandole, alcune dipendenze rustiche già esistenti in Via Bisagno, per adibirle ad educandato.

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La cappella venne eretta sull’area resa libera dalla demolizione delle casette rustiche dette “del Fattore”; si trattava di un caseggiato con due botteghe dove lavorava un falegname. L’edificio, a pianta circolare, fu ultimato nel 1880. mancava al completamento del progetto iniziale la cupola, che venne costruita nel 1959. All’interno vi sono bassorilievi realizzati dallo scultore savonese Antonio Brilla.

Chiesa di San Bernardo

La Chiesa è stata edificata a partire dal 1984 nello stesso punto in cui sorgeva una piccola chiesa prefabbricata molto frequentata sopratutto dagli abitanti di Corso Italia e delle vie limitrofe che nel corso degli anni si erano andate popolando.

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Il disegno del Padre Passionista Ottaviano D’ Egidio , richiama la Cattedrale di Tokio disegnata da Kenzo Tange nel 1964 anche se quest’ultima venne rivestita di lastre di acciaio mentre la Chiesa di San Paolo è stata eretta in cemento armato a vista.
L’interno rivestito mostra la struttura in legno lamellare che sostiene la vela e che regala un senso di calore contrastante con la severità dell’esterno.
La chiesa è stata realizzata grazie a donazioni ed al lavoro di numerosi ovadesi che hanno prestato il loro tempo e la loro professionalità alla realizzazione dell’opera.
La chiesa è stata dedicata, come quella precedente, a San Paolo della Croce.

Chiesa Nostra Signora di Lourdes – Cappellette

Il Monastero delle Passioniste

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Il Convento fu costruito tra il 1900 e il 1905 dal missionario Cappuccino Padre David Bruno ma non fu mai occupato dalla comunità francescana. Nel 1922 le Monache Passioniste acquistarono il Convento e da allora è la sede della loro comunità.

Chiesetta di San Gaudenzio

La Chiesetta di San Gaudenzio, secondo l’emerita opinione dello storico Ambrogio Pesce pare sia la prima chiesa cristiana di Ovada posta tra la vecchia mulattiera per Genova e la strada che conduceva al guado di Molare.

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Alcuni reperti menzionati dal Pesce ma non più reperibili sembrano avvalorare la tesi che la chiesetta risalisse al IV secolo ed avesse accanto un cimitero cristiano.

L’attuale chiesetta, costruita probabilmente sul sedime della originale, si trova appena passato il cavalcavia della ferrovia sulla sinistra in direzione Molare. Trovandosi lontana dal centro molto probabilemte venne soppressa dopo la drastica diminuzione della popolazione conseguente la famosa peste del 1348 e rimpiazzata dalla nuova Parrocchiale di Santa Maria (poi Loggia di San Sebastiano) all’interno delle mura della città. Abbandonata alle incurie del tempo e ridotta a semplice cappella extra muros, venne restaurata a partire dal 1704 grazie all’interessamento del Parroco Don Giovanni Benso .

Chiesa di San Martino

Purtroppo non esistono testimonianze relative alla fondazione della chiesa e della vita del convento ad essa annesso. Il primo riferimento si trova in un atto del 1284 circa quando il cenobio ricevette un unico lascito ed alcune sue proprietà vennero locate per due anni al chierico Moruello de Olivero.

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In due testamenti del 10 e 15 Maggio 1289 Moruello e Bernardo Spina chiedono di essere sepolti nella chiesa di Santa Maria di Ovada e risultano disposti dei legati a favore di varie chiese tra cui anche quella di San Martino.

Bisognerà poi attendere sino al 1463 per avere nuovamente notizie della chiesa che a dire il vero in quel periodo non doveva trovarsi in floride condizioni: dall’atto notarile troviamo notizia della sublocazione di tutti i terreni, vigneti e cascine; sempre nello stesso rogito viene menzionato, per la prima volta, il campanile tutt’oggi esistente.Verso il 1600 il monastero abbandonato divenne proprietà della Camera Apostolica.

Ora sede di un’Azienda Vitivinicola, sia il campanile che il complesso hanno subito un attento restauro che ha ridato vita ad uno dei più antichi complessi monastici della zona.

Cappella di San Venanzio

La fondazione della Cappella di San Venanzio presso la Regione Requaglia (Strada Faiello), si deve al Sacerdote e Studioso Ovadese Marc’Antonio Grossi.

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Testimonianza della devozione ecclesiastica e dell’interesse del Sacerdote nei confronti del “popolo della Valle Requaglia”, è una lettera del prevosto di Ovada scritta nel 1736 al Vescovo di Acqui nella quale si esprime la volontà di Marc’Antonio di erigere la chiesa a proprie spese su di un terreno donato all’uso.
Il Prevosto concorse all’assenso da parte del Vescovo e si curò anche di visitare il sito ed individuarne la giusta collocazione e sistemazione secondo i canoni prescritti.
L’atto rogato il 3 Novembre 1736 mette nero su bianco le intenzioni del Grossi ed anticipa di 20 giorni la posa della prima pietra.
Una dettagliata nota delle spese da testimonianza circa i materiali, i paramenti e le suppellettili acquistate ed utilizzate per la realizzazione della piccola chiesetta nel bosco; in più una poesia dedicata alla Madonna Savonese di mano dello stesso Sacerdote, ricorda la sua iniziativa.

E dando luogo alla pietade ancora
Per esser l’alma d’ogni ver diletto,
senza la quale ogni piacere è inetto
Chiesa vi fei, che San Venanzio onora.

La Chiesetta è tuttora animata dalla Santa Messa domenicale e da una festa campestre ancora molto sentita dalla popolazione Ovadese.

Parrocchia Nostra Signora della Neve

Edificata nel 1644 circa; di ridotte dimensioni, disponeva già all’epoca di cinque altari.

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Venne ingrandita e ristrutturata nei primi del ‘900. Conserva un Cristo di pregevole fattura (sec. XVII) e la statua lignea della Madonna della Neve (1882) opera dello scultore genovese A. Mercenaro.

Oratorio di San Fermo

L’Oratorio risale al XVII secolo, quasi contemporaneo alla Parrocchiale; ristrutturato nell’800.Veniva usata la seconda e quarta domenica del mese per la “messa seconda”.

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La festa vera e propria si celebrava la quarta domenica di agosto . Fu anche sede della Confraternita che vestiva con cappa bianca, cordone e tabarro marrone.
Il Priore dell’oratorio fu per lunghi anni un membro della famiglia Barisione fino al 1974 in cui la Confraternita si sciolse. Negli anni 80 l’edificio fu ristrutturato particolarmente negli interni mentre la facciata resta ancora quella originale.

Cappella di San Rocco

La Cappella  fu costruita nel XVII secolo e secondo la tradizione sorse su un antico lazzaretto; dal 1898 è allestito all’interno un bellissimo presepe in legno con statuine in terra cruda modellate da artisti locali e dallo scultore savonese “Billa”.

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Venne meccanizzato nel 1935, .e copre un’area di 45 mq., un ottimo gioco di luci “trasformano il giorno e la notte”. Recentemente restaurato è visitabile ogni anno nelle feste natalizie.

Chiesetta di Santa Lucia

Piccola Chiesa del  del XVIII secolo. Precedentemente esisteva già una cappelletta di più modeste proporzioni. Si trova a circa due chilometri dall’abitato, in mezzo al bosco; l’acqua fresca che sgorga dalla sua fonte, secondo la tradizione, è curativa e aiuta la vista.

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L’ultimo intervento manutentivo risale all’agosto del1987 in cui si provvide al rifacimento del tetto .a cura di volontari. E’ dedicata a Sant’ Anna e a S. Lucia. Molto apprezzata e partecipata la tradizionale “Festa nel bosco”. Una piccola lapide presente nella cappella/fontana situata di fronte alla chiesetta recita : “Il corpo e l’anima del pellegrino riposo trovino a te vicino. Ave Maria”. La manutenzione è affidata ai Confratelli dellaConfraternita del SS. Sacramento di Costa d’Ovada ed a volontari della S.A.O.M.S.

Cappella campestre di San Gottardo e Biagio

Edificata nei primi anni del ‘700 nei pressi del cimitero. Il 9 luglio 1703 il canonico Antonio Barletto,

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Rettore della Parrocchia di Costa d’Ovada fece il suo testamento nel quale istituì una Cappellania laicale perpetua in una sua cappella campestre privata situata in luogo detto ” Gambuzzo” o “Gazzarotto” sotto il titolo di N.S. delle Grazie e dei Santi Gottardo e Biagio presso il Cimitero. La Cappella di San Gottardo è oggi chiusa

Cappella Nostra Signora del Rosario

Cappella N.S. del Rosario detta “della Salve” situata lungo il percorso che da Costa d’Ovada porta in località “Battura” sovrastante Rossiglione (GE).

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Fu costruita per assolvere ad un voto e successivamente ristrutturata.

Chiesa Nostra Signora della Guardia – Frazione Grillano

Costruita nel 1661 su fondi e a spese di Francesco Serra nobile genovese,

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in seguito la proprietà passò alla famigli Berchi e, dal 1740 al 1742 il notaio Gio Batta Berchi la restaurava ed abbelliva aggiungendovi il coro ed un altare.
Ristrutturata a metà del 1800, si festeggia la solennità di N.S. della Guardia il 29 Agosto.


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